Il secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier

Il secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier, dal titolo L‘Uomo a Stelle e Strisce (The Star Spangled Man) vede finalmente i due protagisti in azione insieme, e non solo. Scopriamo chi è il sostituto di Captain America apparso alla fine del primo epsiodio ed entrano in scena molti altri elementi di interesse.

John Walker, il nuovo Cap

L’episodio si apre con John Walker (Wyatt Russell, figlio del leggendario Kurt già interprete di Ego), il nuovo Captain America, nello spogliatoio del campo di football della sua vecchia scuola, a Custer Grove, in Georgia. Dopo un po’ di incoraggiamento da parte della moglie Olivia e dell’amico e collega Lemar Hoskins, Walker esce a mettersi in mostra in un evento organizzato apposta per lui (sulle note della stessa musica, riarrangiata, che accompagnava le esibizioni di Steve Rogers durante la guerra in Captain America: Il Primo Vendicatore), e viene intervistato da Sara Haines, la conduttrice (anche nella realtà) del programma Good Morning America in onda su ABC.

John Walker intervistato dalla vera Sara Haines nel secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier
John Walker intervistato dalla vera Sara Haines

Nonostante le differenze, alcuni tratti del John Walker che incontriamo in questo secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier sono comuni con la sua controparte fumettistica, alias U.S.Agent. Innanzitutto la buona volontà: Walker è antipatico, pieno di sé e di un patriottismo esasperato, ma cerca di fare la cosa giusta ed è motivato da giuste intenzioni.

Nei fumetti esordisce come Superpatriota, per poi diventare il sostituto di Capitan America per un breve periodo e quindi adottare l’identità di U.S.Agent, continuando a lavorare per il governo ma facendo parte anche degli Avengers (nella sede sulla Costa Ovest), di Force Works e di una formazione moderna degli Invaders.

La particolarità è che nei fumetti è in possesso di una superforza maggiore di quella di Cap, ma che non deriva da un siero del supersoldato o simili, bensì gli viene fornita da un personaggio particolare, Curtis Jackson, una sorta di “spacciatore” di superpoteri che offre potenziamenti sul mercato nero a wrestler e criminali con il nome di Power Broker.

Vecchi e nuovi supersoldati nel secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier

Il nome Power Broker lo troviamo anche in questo secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier: è dai suoi uomini che scappa il gruppo di Flag-Smashers capeggiato da Karli Morghentau e che si dimostra in grado di sbaragliare le forze combinate di Falcon, Winter Soldier, John Walker e Lemar Hoskins (nei panni della spalla del nuovo Cap, Battlestar).

Potrebbe essere questo il personaggio dietro i potenziamenti che dimostrano i Flag-Smashers. E potrebbe esserci un legame con Isaiah Bradley, il supersoldato che ha combattuto con Bucky durante la Guerra di Corea e che ora vive nei sobborghi di Baltimora insieme al nipote Eli. A differenza di Steve Rogers, ricordato come un eroe dopo la sua scomparsa, alla fine del conflitto Bradley è stato imprigionato per 30 anni e trattato come una cavia da laboratorio.

Il personaggio di Isaiah Bradley esce direttamente fuori dalla miniserie Truth: Red, White and Black del 2003, di Robert Morales e Kyle Baker, in cui si narrava l’eroica e tragica storia di questo primo successore di Capitan America. La vicenda prende spunto dalla tremenda vicenda di Tuskagee, una delle pagine più infami della storia della ricerca scientifica americana e della scienza in generale, quando la comunità afroamericana della cittadina dell’Alabama fu utilizzata inconsapevolmente per studiare il decorso di una malattia tremenda come la sifilide, evitando di somministrare qualsiasi tipo di cura. Addirittura ai militari arruolati provenienti da Tuskagee furono negati i trattamenti antisifilide somministrati normalmente a tutti gli altri soldati, per non compromettere l’esperimento.

Copertina di Truth: Red, White and Black 1, del 2003, di Kyle Baker, con la prima apparizione di Isaiah Bradley, apparso nel secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier
Copertina di Truth: Red, White and Black 1, del 2003, di Kyle Baker, con la prima apparizione di Isaiah Bradley

Nei fumetti Isaiah fu rinchiuso alla fine della guerra, e tornato in libertà era ormai un disabile a causa delle conseguenze del siero del supersoldato. Black Panther lo volle comunque presente alle sue nozze con Storm degli X-Men, e suo nipote Eli adottò l’identità di Patriot negli Young Avengers.

Zemo, nemico o alleato? Il dubbio nel secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier

Rifiutando l’aiuto di Walker e Hoskins, Sam e Bucky decidono di rivolgersi alla persona in vita che più di ogni altro conosce il progetto del supersoldato: Helmut Zemo. Al fine di prendere il controllo di Winter Soldier durante Captain America: Civil War, Zemo aveva raccolto qualsiasi indizio possibile, per poi uccidere tutti i supersoldati ancora ibernati nella base siberiana.

Presentato come l’antagonista della serie, in realtà Zemo potrebbe rivelarsi un alleato nel corso della serie. Il suo scopo, quello di impedire la diffusione di superesseri, si sposa completamente con quello di Falcon e Winter Soldier, ovvero fermare il gruppo di Flag-Smashers e capire come sono diventati supersoldati.

Anche nei fumetti Zemo ha spesso assunto un ruolo ambiguo, a cavallo tra il ruolo di criminale e quello di eroe. Pur non abbracciando l’ideologia nazista del padre, Zemo è stato un acerrimo nemico di Capitan America, arrivando a guidare uno dei più devastanti attacchi nella storia degli Avengers. In seguito alla temporanea scomparsa di Avengers e Fantastici Quattro, però, Zemo riunì vari criminali e formò un gruppo, i Thunderbolts, che si spacciavano da eroi mentre perseguivano il piano di dominazione di Zemo.

Copertina di Thunderbolts Presents Zemo: Born Better 3 del 2007, di Tom Grummett
Copertina di Thunderbolts Presents Zemo: Born Better 3 del 2007, di Tom Grummett

Dopo che l’inganno dei Thunderbolts fu scoperto, molti di essi si erano abituati all’idea di fare gli eroi che cercarono redenzione ribellandosi a Zemo. Negli anni successivi Zemo riprese a più riprese il controllo del gruppo, guidandolo spesso in azioni che, pur garantendogli sempre potere personale, avevano come fine la prevenzione di minacce maggiori e che potremmo definire come eroiche.

Perché Sam non porta lo scudo?

Nonostante si tratti pur sempre di una serie supereroistica d’azione, in questo episodio si iniziano a vedere alcune tematiche sociali molto scottanti e d’attualità. Se già nello scorso episodio le difficoltà ad accedere al finanziamento da parte della sorella di Sam lasciavano intendere un sottotesto legato alla discriminazione razziale, in questo episodio le cose si fanno molto più evidenti.

Black Falcon? Cosa c’è dietro la battuta nel secondo episodio di The Falcon and the Winter Soldier

Prima in maniera scherzosa Sam corregge un ragazzino che lo chiama Black Falcon, in una maniera che ricorda un vecchio “scivolone” della Marvel a fumetti. Dopo che Hank Pym abbandonò l’identità di Goliath nei fumetti, il suo assistente di laboratorio, Bill Foster, ottenne gli stessi poteri e adottò l’identità di Black Goliath.

Ora, se negli anni ’70 era una cosa abbastanza comune e passò quasi inosservata, negli anni ’80, sulle pagine di Marvel Two-In-One, attraverso le parole della Cosa si sollevò la questione sul perché Bill Foster dovesse essere “Black” Goliath e non semplicemente Goliath, o Giant-Man. Hank Pym d’altra parte non era “White Goliath“. La differenza fatta nel nome tra i due eroi con gli stessi identici poteri, come se quello afroamericano fosse un eroe “diverso” da quello wasp (ogni doppio senso è puramente voluto), era esattamente quel razzismo involontario che la Marvel si è sforzata di eliminare passo dopo passo negli anni.

Copertina di Marvel Two-In-One 55 del 1979, dove Bill Foster abbandona il nome di Black Goliath
Copertina di Marvel Two-In-One 55 del 1979, dove Bill Foster abbandona il nome di Black Goliath

La polizia e il doppio standard

La tematica razziale si fa più seria, anche se un po’ stereotipata, nel momento in cui la polizia interviene mentre Sam e Bucky litigano per strada, e il poliziotto, prima di riconoscerlo come Falcon, ha un atteggiamento estremamente ostile nei confronti di Sam, dando per scontato che stesse aggredendo Bucky e insistendo per chiedergli i documenti, facendolo andare su tutte le furie.

Si tratta sicuramente di una scena banale e stereotipata, che abbiamo visto quasi identica in innumerevoli serie TV, sia “impegnate” come She’s Gotta Have It di Spike Lee, che drammatiche come This Is Us o comiche come Brooklyn Nine-Nine. Ma inserire appunto una scena così “normale” in un contesto fantastico come quello del Marvel Cinematic Universe la rende forse ancor più disturbante e ne sottolinea la disumana assurdità.

Captain America, ma quale America?

Ma ancora più forte è la reazione che si legge sulla faccia di Sam quando scopre che per decenni c’era stato un supersoldato afroamericano sconosciuto, un Captain America di colore che invece che essere ricordato come un eroe è finito imprigionato e oggetto di esperimenti, come una cavia da laboratorio.

E qui risale probabilmente il vero motivo per cui Sam non ha indossato lo scudo: nonostante sia un soldato e un Avenger, in quanto uomo nero per Sam deve essere davvero difficile diventare simbolo di un paese in cui non è trattato come un cittadino normale e anzi, probabilmente con quel ruolo risulterebbe più divisivo che altro.

Per questo dice che Steve o Bucky non potrebbero mai capire i motivi per cui non se l’è sentita di portare lo scudo, in quanto bianchi. Quello scudo è un simbolo importante e potente: come dice lo stesso Sam, i simboli sono forti quanto gli uomini che lo indossano. Ma allo stesso tempo l’uomo che lo indossa deve riconoscersi in quel simbolo, e probabilmente è proprio questo il problema che sarà affrontato nel corso della serie.

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